Pararowing, urge un’inversione di tendenza

120207160107698_rio-2016-paralympic-emblem__0In un’intervista in Lombardia il neo eletto Giuseppe Abbagnale nel 2013 dichiarava: “Io speravo di poter convincere Paola [Grizzetti ndr] a proseguire nella collaborazione in questo settore, visto l’ottimo lavoro svolto. Però la nostra organizzazione ora ha un’impostazione diversa. Un grosso sponsor ci ha chiesto di investire su un centro remiero di grande richiamo e la scelta è caduta obbligatoriamente su Milano, sull’Idroscalo e il suo bacino di pubblico che non ha eguali in Italia. Abbiamo così identificato nel ruolo di responsabile Dario Naccari, una figura in grado di girare per le società italiane, di promuovere collaborazioni e centri di specializzazioni locali. Per i disabili mentali, ad esempio in Lombardia, abbiamo individuato Como e la Canottieri Lario, in Toscana si stanno specializzando i livornesi, in Piemonte l’Armida, abbiamo contatti avviati in Puglia. Non si poteva mantenere ancora tutto a Gavirate per fare crescere il movimento. Paola Grizzetti, visti i suoi impegni non avrebbe potuto svolgere questo ruolo di coordinamento e supervisione. Ha voluto parlare con il direttore tecnico Giuseppe La Mura, ma poi ha deciso di non accettare la nostra proposta”.

Possiamo partire da questa dichiarazione, assai impegnativa, per analizzare quanto è stato fatto e come.

Si sarebbe dovuto mettere in campo un’attività quasi capillare di proselitismo, promuovere collaborazioni e centri di specializzazioni locali. In tutta sincerità, questa attività frenetica non si è vista. E una crescita del numero dei praticanti, nemmeno.  Ad esempio malgrado in Friuli Venezia Giulia sia stato organizzato un convegno sulla disabilità ed il corso di formazione per allenatori di pararowing, a tutt’oggi non risulta alcun atleta disabile tesserato.

Il centro remiero a Milano voluto da un grande sponsor (?) non ha praticamente mai funzionato (ne avete avuto notizia?) e in 4 anni è stato effettuato un solo raduno della squadra nazionale della durata di due o tre giorni. Risultato, in tutta Milano ci sono solo due atleti paralimpiche tesserate: una è Florinda Trombetta, che ha partecipato alla Paralimpiadi di Londra ed è stata richiamata in extremis per sostituire una delle due atlete che hanno fatto parte del 4 con di Aiguebelette.

I dati statistici totali del tesseramento in questi 4 anni segnalano riscontri pressoché immutati, rispetto allo scorso quadriennio, anzi sono diminuiti di qualche unità.

Che ne è stato del grande lavoro di promozione preannunciato dal presidente Abbagnale quattro anni fa? La riprova drammatica di questa situazione si è evidenziata quando, per inconvenienti vari, a tre mesi dai Giochi Paralimpici sono venute a mancare le due ragazze del 4 con e l’equipaggio ha rischiato di non poter gareggiare per la mancanza di valide sostitute.

Nel corso di 4 anni non si è riusciti a trovare un’atleta TA che fosse in grado di sostituire Silvia de Maria che aveva gareggiato nel doppio TA con Stefanoni e addirittura, alle qualificazioni paralimpiche di  Gavirate, è stata fatta gareggiare una atleta classificata come AS.

Si è fatto un gran parlare di “inclusione”, lamentando il fatto che il Centro a Gavirate di fatto avrebbe emarginato gli atleti del pararowing ma nel corso di questi 4 anni gli unici momenti in cui si sono realizzati allenamenti comuni con gli atleti delle altre squadre sono stati quelli in prossimità di qualche gara importante. Negli ultimi due anni quasi tutti i raduni si sono svolti nella massima solitudine a Roma, presso un impianto in cui i nostri erano gli unici atleti.

Culmine di tutto questo presunto lavoro di diffusione sono stati i Giochi Paralimpici di Rio dove l’Italia ha rimediato la prestazione peggiore di sempre.  E’ vero, può accadere, i contendenti sono sempre più numerosi e sempre più agguerriti, ma nemmeno un finalista… E come giustificare le stupefacenti osservazioni di Abbagnale all’indomani delle finali paralimpiche: “Posso affermare con certezza (sic!) che il Para-Rowing italiano ha iniziato a percorrere la strada giusta per portare questa disciplina, poiché di disciplina si tratta in quanto diversa dal canottaggio per normodotati e con tante peculiarità intrinseche, ai livelli delle altre nazioni”.

Ho il sospetto che il presidente Abbagnale abbia fatto un po’ di confusione fra quadrienni paralimpici. Al livello delle altre nazioni c’eravamo già da molti anni, quando fece quelle mirabolanti promesse. Poi la strada l’abbiamo imboccata contromano e quella che doveva essere un’ascesa si è rivelata una veloce discesa. Urge un’inversione di tendenza, ma possiamo attendercela da chi ha promesso così tanto e mantenuto cosi poco?