Sciogliamo le catene

Una cateneriflessione in merito all’elezione del Consigliere in quota Tecnici, a prescindere ovviamente dal nome, quello di Roberto Romanini, candidato unico e ormai consigliere in pectore, al quale auguro buon lavoro nel prossimo Consiglio Federale.

Vediamo un po’ i fatti: un centinaio di allenatori sono andati a votare per eleggere i propri Delegati che avrebbero dovuto scegliere il proprio consigliere oltre a votare per contribuire all’elezione del Presidente. Ma nella realtà, chi ha scelto il Consigliere in quota Tecnici? L’ANAC, anzi il suo Consiglio Direttivo, composto da 7 persone, il quale – a maggioranza risicata – ha decretato la candidatura di Romanini ai danni di Scrocchi. Sette persone per scegliere a chi affidare un ruolo così importante. Tra l’altro il candidato unico parrebbe già perfettamente integrato nella squadra del Presidente Abbagnale.

Premetto che ritengo che una “rappresentanza” per essere tale non dovrebbe essere totalmente integrata in una squadra, poiché vi è il rischio che non appaia più chiaro quale sia l’interesse primario da perseguire; per quanto mi riguarda infatti non ho inteso inglobare nella mia squadra alcun consigliere in quota tecnici né in quota atleti, perché ritengo che questi soggetti debbano rappresentare specifiche esigenze, altrimenti si corre il rischio di generare i soliti conflitti di interessi.

Detto ciò, io non so quali siano le cause di un simile disinteresse per il ruolo di Consigliere da parte degli allenatori italiani – solo 100 partecipanti e nessun altro candidato? – ma la cosa sinceramente mi preoccupa molto, conoscendo anche la passione che muove la maggioranza degli allenatori italiani. Tale comportamento collettivo a mio avviso manifesta ulteriormente il clima monocorde ed esclusivo nel quale la tecnocrazia degli allenatori, instauratasi con l’era Abbagnale, ha gettato il Canottaggio italiano.

Può darsi che gli allenatori preferiscano fare i tecnici anziché i dirigenti e questo non sarebbe negativo. C’è però chi è timoroso di esprimersi, probabilmente per non subire le “ripercussioni “ da tanti più o meno nel segreto lamentate nel corso del quadriennio. C’è poca voglia di esporsi, perché tanto ormai si sa già quali saranno le priorità, nel caso di riconferma dell’attuale gestione. Questo invece non è per nulla positivo.

Sciogliamoci da questi legami che imbrigliano il canottaggio italiano e lo rendono appannaggio di pochi, allenatori o dirigenti che siano, omogenei ad un’appartenenza che esclude inesorabilmente chi non si adegua!