Il confronto

Informo cconfrontohe incontrerò le società di canottaggio nei prossimi giorni, nei seguenti luoghi:

 

  • lunedì 7 novembre alle 18:30 presso la sala B della Casa delle Federazioni del Coni Liguria in viale Padre Santo 1 – Genova.
  • martedì 8 novembre alle 18:00 presso la sede della Reale Circolo Canottieri Tevere Remo a.s.d. in Lungotevere in Augusta 28 – Roma
  • lunedì 14 novembre alle ore 18:00 presso la sede del Circolo Amici del Fiume in C.so Moncalieri 18  – Torino

Invito ad intervenire ai miei incontri, pro o contro che siate, sia se avete già maturato la vostra scelta sia che non l’abbiate fatto. Il confronto libero, soprattutto trattandosi di sport, non può che giovare a tutti.

Vi aspetto.

Sciogliamo le catene

Una cateneriflessione in merito all’elezione del Consigliere in quota Tecnici, a prescindere ovviamente dal nome, quello di Roberto Romanini, candidato unico e ormai consigliere in pectore, al quale auguro buon lavoro nel prossimo Consiglio Federale.

Vediamo un po’ i fatti: un centinaio di allenatori sono andati a votare per eleggere i propri Delegati che avrebbero dovuto scegliere il proprio consigliere oltre a votare per contribuire all’elezione del Presidente. Ma nella realtà, chi ha scelto il Consigliere in quota Tecnici? L’ANAC, anzi il suo Consiglio Direttivo, composto da 7 persone, il quale – a maggioranza risicata – ha decretato la candidatura di Romanini ai danni di Scrocchi. Sette persone per scegliere a chi affidare un ruolo così importante. Tra l’altro il candidato unico parrebbe già perfettamente integrato nella squadra del Presidente Abbagnale.

Premetto che ritengo che una “rappresentanza” per essere tale non dovrebbe essere totalmente integrata in una squadra, poiché vi è il rischio che non appaia più chiaro quale sia l’interesse primario da perseguire; per quanto mi riguarda infatti non ho inteso inglobare nella mia squadra alcun consigliere in quota tecnici né in quota atleti, perché ritengo che questi soggetti debbano rappresentare specifiche esigenze, altrimenti si corre il rischio di generare i soliti conflitti di interessi.

Detto ciò, io non so quali siano le cause di un simile disinteresse per il ruolo di Consigliere da parte degli allenatori italiani – solo 100 partecipanti e nessun altro candidato? – ma la cosa sinceramente mi preoccupa molto, conoscendo anche la passione che muove la maggioranza degli allenatori italiani. Tale comportamento collettivo a mio avviso manifesta ulteriormente il clima monocorde ed esclusivo nel quale la tecnocrazia degli allenatori, instauratasi con l’era Abbagnale, ha gettato il Canottaggio italiano.

Può darsi che gli allenatori preferiscano fare i tecnici anziché i dirigenti e questo non sarebbe negativo. C’è però chi è timoroso di esprimersi, probabilmente per non subire le “ripercussioni “ da tanti più o meno nel segreto lamentate nel corso del quadriennio. C’è poca voglia di esporsi, perché tanto ormai si sa già quali saranno le priorità, nel caso di riconferma dell’attuale gestione. Questo invece non è per nulla positivo.

Sciogliamoci da questi legami che imbrigliano il canottaggio italiano e lo rendono appannaggio di pochi, allenatori o dirigenti che siano, omogenei ad un’appartenenza che esclude inesorabilmente chi non si adegua!

Pararowing, urge un’inversione di tendenza

120207160107698_rio-2016-paralympic-emblem__0In un’intervista in Lombardia il neo eletto Giuseppe Abbagnale nel 2013 dichiarava: “Io speravo di poter convincere Paola [Grizzetti ndr] a proseguire nella collaborazione in questo settore, visto l’ottimo lavoro svolto. Però la nostra organizzazione ora ha un’impostazione diversa. Un grosso sponsor ci ha chiesto di investire su un centro remiero di grande richiamo e la scelta è caduta obbligatoriamente su Milano, sull’Idroscalo e il suo bacino di pubblico che non ha eguali in Italia. Abbiamo così identificato nel ruolo di responsabile Dario Naccari, una figura in grado di girare per le società italiane, di promuovere collaborazioni e centri di specializzazioni locali. Per i disabili mentali, ad esempio in Lombardia, abbiamo individuato Como e la Canottieri Lario, in Toscana si stanno specializzando i livornesi, in Piemonte l’Armida, abbiamo contatti avviati in Puglia. Non si poteva mantenere ancora tutto a Gavirate per fare crescere il movimento. Paola Grizzetti, visti i suoi impegni non avrebbe potuto svolgere questo ruolo di coordinamento e supervisione. Ha voluto parlare con il direttore tecnico Giuseppe La Mura, ma poi ha deciso di non accettare la nostra proposta”.

Possiamo partire da questa dichiarazione, assai impegnativa, per analizzare quanto è stato fatto e come.

Si sarebbe dovuto mettere in campo un’attività quasi capillare di proselitismo, promuovere collaborazioni e centri di specializzazioni locali. In tutta sincerità, questa attività frenetica non si è vista. E una crescita del numero dei praticanti, nemmeno.  Ad esempio malgrado in Friuli Venezia Giulia sia stato organizzato un convegno sulla disabilità ed il corso di formazione per allenatori di pararowing, a tutt’oggi non risulta alcun atleta disabile tesserato.

Il centro remiero a Milano voluto da un grande sponsor (?) non ha praticamente mai funzionato (ne avete avuto notizia?) e in 4 anni è stato effettuato un solo raduno della squadra nazionale della durata di due o tre giorni. Risultato, in tutta Milano ci sono solo due atleti paralimpiche tesserate: una è Florinda Trombetta, che ha partecipato alla Paralimpiadi di Londra ed è stata richiamata in extremis per sostituire una delle due atlete che hanno fatto parte del 4 con di Aiguebelette.

I dati statistici totali del tesseramento in questi 4 anni segnalano riscontri pressoché immutati, rispetto allo scorso quadriennio, anzi sono diminuiti di qualche unità.

Che ne è stato del grande lavoro di promozione preannunciato dal presidente Abbagnale quattro anni fa? La riprova drammatica di questa situazione si è evidenziata quando, per inconvenienti vari, a tre mesi dai Giochi Paralimpici sono venute a mancare le due ragazze del 4 con e l’equipaggio ha rischiato di non poter gareggiare per la mancanza di valide sostitute.

Nel corso di 4 anni non si è riusciti a trovare un’atleta TA che fosse in grado di sostituire Silvia de Maria che aveva gareggiato nel doppio TA con Stefanoni e addirittura, alle qualificazioni paralimpiche di  Gavirate, è stata fatta gareggiare una atleta classificata come AS.

Si è fatto un gran parlare di “inclusione”, lamentando il fatto che il Centro a Gavirate di fatto avrebbe emarginato gli atleti del pararowing ma nel corso di questi 4 anni gli unici momenti in cui si sono realizzati allenamenti comuni con gli atleti delle altre squadre sono stati quelli in prossimità di qualche gara importante. Negli ultimi due anni quasi tutti i raduni si sono svolti nella massima solitudine a Roma, presso un impianto in cui i nostri erano gli unici atleti.

Culmine di tutto questo presunto lavoro di diffusione sono stati i Giochi Paralimpici di Rio dove l’Italia ha rimediato la prestazione peggiore di sempre.  E’ vero, può accadere, i contendenti sono sempre più numerosi e sempre più agguerriti, ma nemmeno un finalista… E come giustificare le stupefacenti osservazioni di Abbagnale all’indomani delle finali paralimpiche: “Posso affermare con certezza (sic!) che il Para-Rowing italiano ha iniziato a percorrere la strada giusta per portare questa disciplina, poiché di disciplina si tratta in quanto diversa dal canottaggio per normodotati e con tante peculiarità intrinseche, ai livelli delle altre nazioni”.

Ho il sospetto che il presidente Abbagnale abbia fatto un po’ di confusione fra quadrienni paralimpici. Al livello delle altre nazioni c’eravamo già da molti anni, quando fece quelle mirabolanti promesse. Poi la strada l’abbiamo imboccata contromano e quella che doveva essere un’ascesa si è rivelata una veloce discesa. Urge un’inversione di tendenza, ma possiamo attendercela da chi ha promesso così tanto e mantenuto cosi poco?

Candidatura di Norberto Zannini

Certamente lo ricorderete come un atleta eccezionale, componente della squadra olimpica di Los Angeles 1984. Oggi, è un caro amico, un imprenditore di successo ed un inguaribile appassionato di canottaggio.

Vi presento la candidatura di Norberto Zannini.

Anche lui condivide con me e con gli altri componenti la nostra squadra una visione rinnovatrice e collegiale del futuro del nostro sport.

Vincere si può, tutti assieme, con determinazione.

Doping, colpevoli e innocenti

dopingSecondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, ieri il Tribunale Nazionale Antidoping ha scagionato l’azzurro Niccolò Mornati che in prima istanza era stato condannato a 4 anni di squalifica per positività all’anastrozolo, riconoscendone l’involontarietà e dimezzando la condanna. In sostanza, Mornati, a cui va la nostra solidarietà, avrebbe assunto senza saperlo la sostanza proibita contenuta in un integratore indicato da un nutrizionista dell’Istituto di Medicina dello Sport di Roma.

A questo punto, dalla mera lettura dell’articolo della Gazzetta dello Sport, è lecito domandarsi:

  1. Se l’atleta è incolpevole, perché ancora 2 anni di squalifica? Non è bastato avergli fatto perdere la possibilità di partecipare alle Olimpiadi di Rio? Chi gli potrà mai risarcire un danno così pesante?
  2. Se l’assunzione è stata inconsapevole e se, come pare accertato, sarebbe avvenuta a seguito di somministrazione da parte di un medico dell’IMS di Roma, sia Mornati che la Federazione sono vittime di incompetenza o dolo. Come intende muoversi il Consiglio Federale? Chiedere conto, e in che forma, a chi ha generato l’incidente o rendersi oggettivamente correo accontentandosi di una mezza assoluzione di Mornati, costretto comunque a scontare una condanna senza averne colpa?
  3. Quale funzione di controllo ha svolto sinora la FIC nei confronti delle pratiche attuate dai propri collaboratori e consulenti, alla luce del ripetersi di fatti incresciosi che hanno appannato l’immagine del canottaggio davanti all’opinione pubblica nazionale? Ricordo che nel quadriennio 2009-2012 il presidente Gandola, assieme al sottoscritto, dovette intervenire con decisione per bloccare proposte di integratori a sostegno degli atleti di cui non risultava certa la natura totalmente lecita.

Credo che una risposta ai canottieri italiani sia perlomeno dovuta.

Meglio tardi che mai

8455890-256-k706174E’ con piacere che constato come il Presidente Abbagnale rilevi il valore e l’importanza di un punto fondamentale del mio programma: cioè la centralità dell’attività delle Società di canottaggio e l’importanza di sostenerle.

L’ha fatto, seppur tardivamente, in una mail indirizzata alle società nel quale individua tre interventi, già adottati nel quadriennio Gandola, che sono riproposti con forza nel mio programma:

1) Servizi di informazione alle società, già iniziate con l’istituzione di due sportelli (legale e fiscale) istituiti nel quadriennio 2009-2012.

2) Valore e l’importanza delle aste federali, riportato nel mio programma pubblicato su questo sito ed inviato a tutte le società ai primi di Settembre,

3) La necessità di favorire l’acquisto di imbarcazioni a favore delle società: anche l’attività sui 7.20 era già stato proposto nel quadriennio  2009-2012.

Che dire… meglio tardi che mai! E tra una spiegazione tecnica sulla tempistica della vendita all’asta delle imbarcazioni, citando pedissequamente il sottoscritto in termini di piani di ammortamento dei beni, vuoi vedere che tra  un po’ si dirà anche quanto sia utile e necessario alle volte accendere ai finanziamenti di terzi – leggi “accendere dei mutui” – per esigenze di liquidità a breve e a medio lungo termine?

Parole in libertà

dada1Ci risiamo, leggendo qua e là sulla pagina web nella quale il Presidente Abbagnale ha comunicato la propria ricandidatura alla Presidenza Federale unitamente alla propria squadra, mi sono soffermato ahimè su una frase, quasi un triste dejavù.

Nella presentazione del Consigliere Dario Crozzoli si leggono le seguenti parole: Col facile entusiasmo dell’avvio delle nuove avventure, avrei voluto realizzare tutti i punti del programma presentato. Ma l’evidenza della situazione economica e organizzativa, emersa a seguito della precedente amministrazione, unita alla pesante congiuntura economica generale, ha ostacolato lo slancio originale.”

Oibò, mi dico, ma siamo ancora là a cercare di screditare il lavoro svolto da altri, con pervicace malizia? Non è forse il caso di fare meno i politici ed essere un po’ più sportivi, con umiltà e con un po’ di verità, smettendola di esaltarsi denigrando gli altri?

Allora facciamo assieme un esercizio numerico e ragioniamo un po’ sui numeri che aiutano sempre. Prendiamo i dati dai bilanci federali ed estraiamo un po’ di valori acclarati.

Le tabelle che riporto qui di seguito fanno riferimento ai bilanci 2009-2011 e 2013-2015, scartando quindi il bilancio 2016 in quanto ancora non noto e per equilibrio il 2012 anch’esso anno olimpico. Ricerchiamo le “Entrate Attività Centrale” e osserviamo che queste, in massima parte date da contributi in conto esercizio, nel triennio 2013-2015 sono aumentate di 613.843,96 € rispetto al triennio 2009-2011

      Totale Valore Prod.
           Att. Centrale    sommatoria   Differenza

Anno 2015   6.482.633       17.922.503      613.844
Anno 2014   5.885.221
Anno 2013   5.554.648
Anno 2012
Anno 2011   5.967.661       17.308.659
Anno 2010   5.739.929
Anno 2009   5.601.069

Verifichiamo poi un altro valore, quello della consistenza del  Patrimonio Netto  al 31/12 dei rispettivi anni:

            Totale Patrim. Netto - Variazione assol.
31/12/2015         500.455               32.671
01/01/2013         467.784 
 
31/12/2011         536.184             -503.435
01/01/2009       1.039.619 

Quindi come leggere e interpretare le parole del Consigliere Crozzoli alla luce dei numeri e alla luce di un minimo di competenza in materia?

  1. “l’evidenza della situazione economica e organizzativa…”  ma a quale evidenza si riferisce? L’evidenza infatti afferma che il saldo finale al 31/12/2012 del Patrimonio Netto della FIC era positivo e ammontava a 467.784 €.
  2. “… unita alla pesante congiuntura economica generale” … la FIC ha incassato contributi nel triennio 2013-2015, per la bellezza di 613.843,96 €  in più rispetto al pari triennio del quadriennio precedente. Quindi a quale congiuntura economica il nostro Consigliere si riferisce?

numeriInoltre, vero è che nel triennio 2009/2011, dove i contributi erano di molto calati rispetto agli anni precedenti,  sono stati impiegati  503.435 € dei residui attivi degli anni precedenti, sopperendo quindi ai minori contributi annuali, ma raffrontati alle maggiori entrate di 613.844€, che al netto dell’incremento del Patrimonio Netto di 32.671€ danno 581.173€, significa che a parità di condizioni tra i due periodi in raffronto, nel triennio 2013-2015 sono stati spesi 77.738€ in più.

Lo so che questi argomenti numerici sono un po’ per tecnici del mestiere e indubbiamente noiosi, ma non si possono scrivere parole a caso che rischiano di essere diffamatorie, sperando che l’interessato non reagisca.

Suggerisco quindi al Consigliere Crozzoli di farsi aiutare nel leggere i bilanci prima di descrivere situazioni in maniera quantomeno strumentale.