Io un nome lo faccio

postiglionegreciaIo invece un nome lo faccio e con sincero orgoglio: io faccio il nome di Gianni Postiglione. Allenatore di caratura internazionale, italiano, partenopeo, riconosciuto in tutto il mondo come uno dei migliori allenatori di canottaggio.

Cacciato dall’Italia perchè “non conforme”, “non omologabile”, troppo autorevole, autonomo e intraprendente per restare parte integrante di un sistema che richiede sottomissione oppure furbizia per restare a galla e nella sfera dei “benvoluti autorizzati”. Bersaglio di accuse denigratorie da parte del nostro “piccolo sistema”.

In Italia ha lavorato per 20 anni presso il Centro di Piediluco, iniziando la sua collaborazione nel 1981 all’epoca di Thor Nilsen come responsabile del settore Pesi leggeri, con i quali ha conquistato tra l’altro 7 titoli mondiali con l’8+. Lontano dall’Italia ormai da 15 anni, ha collaborato con la Grecia, la Lituania, Sud Africa, Spagna e Giappone.

Ancora non lo so che ruolo potrà rivestire Gianni Postiglione nel futuro organigramma tecnico, forse non quello di uno dei Direttori tecnici previsti, ma so per certo che Gianni c’è e ci sarà, apporterà la sua competenza e la sua esperienza al canottaggio italiano, che per troppi anni lo ha emarginato perché non rivestiva la “maglia” giusta, in un’Italia piccola piccola che in questi anni ha riconosciuto un’unica “famiglia”, salvo pochi anni di pausa, degna di farsi promotrice del verbo remiero italico.

Accusato da qualcuno, ancora oggi dopo 15 anni dal suo esilio, di aver sottratto i dati della FIC tacendo che invece il materiale – oltre 200 floppy disk prodotti dal medesimo Postiglione – venne consegnato al Direttore Amministrativo del Centro Nazionale nel suo ultimo giorno di lavoro nel marzo 2002, con tanto di ricevuta di presa in consegna, firmata dall’allora direttore del Centro Galletelli e dal Segretario generale De Lauretis.

Come diceva qualcuno, io non ci sto, io alzo la testa e non ho timore di dire, fare e proporre ciò che mi include e include tutti nella Federazione che immagino e punto anche su un “esiliato”! In questi ultimi giorni Abbagnale, senza una visione del futuro, mi incolpa di tutti i mali del canottaggio italiano, sproloquiando in merito a chissà quali disastri economici e finanziari prodotti nel quadriennio 2009-2012, cosa palesemente contraddetta dai bilanci federali. Io invece oggi guardo al futuro e spero che l’Italia si dia una chance per uscire da questa chiusura mentale che la vede arroccata a cercare di riprodurre in laboratorio ciò che invece è stata un’esperienza positiva ma, come accade su questa terra, caduca e temporanea.

Non abbiate timore dei mutamenti.